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Bambini nati con l'aiuto di donatori

Anna - La mia vita di bambina concepita con l'aiuto di un donatore

di Cryos | 10/11/2021
Una bambina concepita con l'aiuto di un donatore ci racconta la sua storia

Mi chiamo Anna e sono una bambina concepita con l'aiuto di un donatore. Questa espressione forse non è più tanto attuale, visto che io e il mio fratello gemello abbiamo compiuto da poco 26 anni, ma spiega bene come siamo venuti al mondo, ovvero con l'aiuto del seme di un donatore.

Formare una famiglia con genitori LGBT

Le mie mamme, Inge e Mette, si sono incontrate da giovani quando studiavano ad Aarhus. Si sono innamorate e dopo alcuni anni hanno deciso che era il momento di sposarsi e metter su famiglia. All'epoca però in Danimarca le coppie dello stesso sesso non potevano sposarsi nel modo tradizionale, quindi in realtà hanno stabilito una cosiddetta unione civile.

Sono state fortunate a poter ricorrere all'inseminazione artificiale prima che diventasse illegale per le coppie dello stesso sesso e io sono estremamente orgogliosa di sapere che le mie mamme, nonostante le sfide che la nostra società poneva all'epoca, hanno ascoltato il loro cuore e realizzato il sogno di avere una famiglia attraverso un trattamento con seme di donatore. Prima dell'avverarsi del sogno sono stati però necessari alcuni tentativi. Il trattamento di fertilità è stato eseguito con un donatore di Cryos e Inge è rimasta incinta alla prima inseminazione, ma alla terza settimana ha avuto un aborto spontaneo. La seconda volta l'ovulo non è stato fecondato, ma al terzo tentativo è andata bene e così hanno scoperto di essere in attesa non di uno, ma di due figli concepiti grazie al donatore: io e mio fratello gemello Daniel.

Dopo due anni purtroppo le cose non hanno più funzionato tra le mie mamme, così si sono separate. Anche se ufficialmente Inge era la nostra unica madre legittima hanno conservato un buon rapporto e hanno continuato a collaborare come genitrici.

Gemelli concepiti con l'aiuto di un donatore che si tengono per mano

Co-mamma, matrigna e tutti gli altri termini

Oggi quando due donne omosessuali formano una famiglia, in Danimarca, la madre non biologica viene automaticamente registrata come "compagna" ma quando io e Daniel siamo nati questo termine non esisteva e purtroppo ormai non è possibile aggiornare formalmente la nostra situazione. Però recentemente abbiamo deciso che Mette adotterà me e mio fratello, così sulla carta saremo considerati figli di entrambe. La decisione ovviamente non è stata presa con l'idea che Mette fosse considerata la nostra "matrigna", cosa che considererei riduttiva: noi chiamiamo "mamma" entrambe le nostri genitrici.

È stata piuttosto una scelta che abbiamo compiuto per poterci definire una famiglia anche a livello ufficiale e formale. Dal punto di vista legale questo significa stabilire che siamo eredi anche di nostra madre Mette, inoltre il lato della famiglia che prima era indicato come "padre ignoto" ora è stato sostituito dalla famiglia di mia madre Mette. Sono estremamente contenta di questa decisione! Mi sono sempre sentita legata allo stesso modo alle famiglie di entrambe le mie madri, anche se biologicamente sono imparentata solo con una di loro.

Anna ci parla di come è cresciuta in una famiglia insolita

Crescere in una famiglia "insolita"

Spesso mi fanno domande come "È stato diverso crescere in una famiglia come la tua?" e in questi casi mi viene da sorridere, perché non ho sperimentato un'altra situazione con cui fare confronti, ma capisco l'idea che sta alla base della domanda; considero molto positivo che gli altri siano aperti, bendisposti e incuriositi nei miei confronti e in quelli della mia famiglia. Per rispondere alla domanda una volta per tutte: non mi sento diversa da chi è cresciuto in qualsiasi altra famiglia, ma mi sento molto speciale e unica per essere cresciuta in una famiglia con genitori dello stesso sesso in un'epoca in cui la cosa non era socialmente ben accetta. Da bambina non conoscevo altre famiglie come la mia ma vorrei sottolineare che non ne ho mai avuto l'esigenza. Mi sono sempre sentita a mio agio e orgogliosa della mia famiglia, anche se non conoscevo altri bambini della mia età che avessero madri lesbiche né bambini concepiti con seme di donatore
 
Sono sicura che uno dei motivi per cui mi sono trovata bene nella mia famiglia è il fatto che le nostre mamme, durante tutta l'infanzia, ci hanno detto che siamo stati concepiti con l'aiuto di un donatore e ci hanno spiegato come siamo diventati una famiglia. Ci hanno raccontato di come un uomo generoso le aveva aiutate a intraprendere la gravidanza, spiegandoci che invece di avere un padre avevamo avuto la fortuna di avere due madri, ed è esattamente quello che penso tuttora. 
 
Credo di essere estremamente fortunata ad avere una famiglia come la mia, perché chi viene concepito con l'aiuto di un donatore è davvero un bambino molto desiderato e mi sono sempre sentita desiderata e amata dalle mie mamme. È per questo che non capisco come alcuni genitori scelgano di non dire ai loro figli che sono stati concepiti grazie a un donatore. Penso che sia un peccato trasformare una cosa bella in un argomento tabù. Secondo me una famiglia si basa sull'amore e sulla relazione tra le persone ed è anche per questo che considero entrambe le mie madri come genitrici allo stesso modo. 

Anna e il suo gemello sono stati concepiti con l'aiuto di un donatore

E comunque è un po' diverso

Anche se ho appena detto che non mi sono mai sentita strana o diversa in senso negativo, è vero che qualche volta mi sono sentito un po' diversa. Questo perché sono cresciuta in una società eteronormativa, che quando sono nata non era pronta per le famiglie con genitori LGBT, come la mia. Ricordo che questo mi fu chiaro quando nella mia classe arrivarono dei nuovi bambini e alcuni dei miei compagni mi chiesero se avessero potuto parlare della mia famiglia con i nuovi arrivati o se preferissi farlo io stessa. In questo senso ho anche vissuto la mia struttura familiare come un vantaggio, perché mi distingueva dagli altri. Ben pochi dei miei compagni di classe mostravano interesse per le famiglie degli altri bambini, ma la maggior parte di loro sapeva parecchio della mia.

Mi sono comunque trovata davanti ai pregiudizi e agli stereotipi da cui nascono domande come "Quale delle tue genitrici consideri tuo padre?" … perché ovviamente una di loro deve essere il padre, no? Mi rendo conto comunque che queste domande spesso derivano dall'ignoranza o dalla curiosità e di solito vengono fatte senza malizia.

La mia idea generale è che nella maggior parte dei casi le persone accettano senza problemi le molte strutture familiari differenti che esistono oggi.

E i potenziali fratelli in giro per il mondo?

Non mai cercato di contattare il mio donatore né i miei "fratellastri", ma sono iscritta a diverse pagine Facebook che seguo per vedere se qualcuno cerca me e mio fratello. Anche se non ho bisogno di cercare il mio donatore o i miei fratellastri, rispetto il fatto che qualcuno voglia farlo: in questo caso può tranquillamente contattarmi!

E io voglio dei figli (con l'aiuto di un donatore)?

Sto con il mio ragazzo da più di tre anni e sicuramente un giorno vorremo dei figli. Per ora però, a breve, non ne abbiamo intenzione. Se dovessimo scoprire che uno di noi due ha problemi di sterilità potremmo senz'altro ricorrere a donatrici o donatori di ovuli o di seme. Mi piacerebbe molto portare in grembo i nostri futuri figli, concepiti con donatori oppure no, ma se scoprirò che non posso, per fortuna ci sono altre opzioni. Sono sicura che un giorno sarò madre.